Tu sei ciò che è il tuo profondo trascinante desiderio.
Come il tuo desiderio è, così è la tua volontà.
Come la tua volontà è, così sono i tuoi atti.
Come sono i tuoi atti, così è il tuo destino.

Brihadaranyka
panishad

 

La risata è il fenomeno più sacro che esista sulla terra,
perchè esso è la vetta più alta della consapevolezza.
La vita intera è una grande barzelletta cosmica.

Osho

 

La teoria è quando si sa tutto e niente funziona.
La pratica è quando tutto funziona e nessuno sa il perchè
Noi abbiamo messo insieme la teoria e la pratica: non c'è niente che funzioni... e nessuno sa il perchè!

Albert Einstein

La mano sul cappello.

 

Questa è una conferenza in cui si parla di disabilità, di libertà, e dei problemi ad esse relativi. È uno spazio in cui le persone con disabilità possono comunicare con chiunque, ed in primo luogo fra di loro, e che consente di uscire dall'isolamento in cui spesso queste persone sono state relegate.

Questo è uno dei più splendidi effetti "collaterali" della telematica: la concessione della completa libertà da ogni legame fisico, biologico, dalla segregazione provocata innanzitutto da una società indifferente, quando non violenta, e spesso, per molti, anche dalla segregazione all'interno di un corpo ostile, o quantomeno non complice nel gioco della vita.

Molti di quanti leggeranno questo testo troveranno strano questo linguaggio, questa terminologia: persone con disabilità. Perché non usare la consueta parola "handicappati"? La risposta è semplice: perché le parole sono importanti, usarle male vuol dire pensare male e pensare male porta a comportarsi al peggio.

Il titolo di questa conferenza è LA MANO SUL CAPPELLO. Questo titolo serve a spiegare il significato di alcune parole, la loro origine, il perché riteniamo importante usare il termine persona con disabilità.

Il termine handicap è formato dalle parole hand (mano) e cap (cappello), nasce in Gran Bretagna, nel mondo dell'equitazione. Uno strano senso dello sport, o meglio, della sportività, aveva prodotto una regola per la quale il fantino più abile e veloce doveva dare agli altri concorrenti la possibilità di vincere la gara e per far ciò gli si rendeva la corsa più difficile costringendolo a cavalcare tenendo una mano sulla testa, sul cappello.

Questo è esattamente il significato che la parola ha, ed è anche il senso che noi a quella parola diamo: non carenza o difficoltà insite nella persona, bensì imposizione di carenza e difficoltà da parte di altri, da parte della società nel suo insieme, quando essa nega alle persone con disabilità la possibilità di competere alla pari, di vivere alla pari.

Da noi, nella mentalità corrente, il termine "handicappato" è diventato sinonimo, o gli è stato attribuito il significato di meno bello, meno intelligente, meno abile, meno produttivo, meno competitivo, meno capace, sempre e solo riferito a qualcosa di "ridotto" da evitare o da ignorare. Ecco quindi perché usarlo è un grosso errore, non significa quello che normalmente si intende, travisa la realtà poiché a nessuno viene in mente che la parola non è un aggettivo o un sostantivo bensì un participio passato.

 

Persona con disabilità è una persona che, a causa di una conformazione fisica o di una menomazione di una certa gravità, trova difficile o impossibile svolgere un'azione, un atto, una mansione con la stessa capacità, forza o velocità di una persona senza disabilità.

 

Le persone con disabilità sono molte di più di quanto normalmente si immagini: persona con disabilità è un bambino, è un anziano, è una donna in attesa di un figlio, è un obeso, è chiunque non possieda una o più delle caratteristiche riconosciute come indispensabili per formare quell'insieme di "qualità potenziali" (forza, velocità, autonomia, etc.) che identificano la persona "media".

 

[….Ci sarà modo in testi successivi di chiarire bene la terminologia e i concetti dai quali essa deriva, per il momento crediamo sia sufficiente chiarire che questa conferenza non è neutrale rispetto ai temi trattati, non è una mera raccolta di informazioni, per quanto utili. Qui intendiamo proporre e discutere un modello di libertà ed autodeterminazione della persona secondo le idee e i principî della Vita Indipendente.

Idee e principî sviluppati nella prima metà degli anni sessanta da alcuni studenti con disabilità dell'università di Berkeley in California, idee e principî oggi diffusi in tutto il mondo dal movimento per la Independent Living, mediante organizzazioni come DPI (Disabled Peoples' International), che è una coalizione di oltre 90 organizzazioni di disabili, che non divide tra loro chi ha diverse disabilità e che è diffusa soprattutto nei paesi in via di sviluppo, ed ENIL (European Network on Independent Living), organizzazione diffusa in tutta Europa, compresi i Paesi dell'est, di cui fa parte ENIL_Italia, che ha voluto questo spazio di discussione e di scambio di idee, e che della disponibilità a ciò dimostrata ringrazia Agorà telematica e quanti hanno reso possibile l'essere oggi qui.

Naturalmente la conferenza è libera a tutti, persone con e senza disabilità e chiunque sarà veramente benvenuto. Non intendiamo ricorrere alla regola del Testo Unico, confidando nella civiltà di quanti frequenteranno questo spazio, che deve essere in primo luogo di libertà, e, conseguentemente, di responsabilità, poichè il valore dell'una è dimostrato e reso reale solo dalla presenza dell'altra.

John Fischetti …]