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Giornata europea della disabilità 2001

In occassione della giornata della disabilità 2001 che si è svolta nella sala conferenze del Lingotto di Torino ho presentato il mio pensiero sulla disabilità, che riporto di seguito.

Vorrei parlarvi del problema dell'handicap, dal mio punto di vista, disabile dalla nascita, ora ventottenne. Secondo me per risolverlo basterebbe non considerarlo come problema, ma piuttosto come una possibilità per vedere la vita in un modo diverso.
Penso che sia meglio vedere le cose in modo positivo e non dire: "Perchè è successo proprio a me?" Ritengo che ci sia un motivo e che bisogna cercare di capirlo e utilizzarlo nel modo migliore, per sè e per gli altri.

Voi potete dirmi: "belle parole, ma poi nei casi particolari non è così semplice".
Anche a me, sovente, capita di pensare che se fossi "normale" potrei fare più cose, divertirmi di più, uscire con amici.
In quei momenti però, non mi rendo conto che tutte queste cose le sto facendo! Certo! a mio modo e quindi con i tempi più lunghi.
Mi capita però, guardando alle esperienze che ho fatto, di chiedermi come ho potuto farle, poi mi dico che grazie a quelle esperienze mi sono potuto rafforzare interiormente; in questo modo ho sempre acquistato più fiducia in me e questo mi permette di fare altre esperienze.

Vorrei citarne alcune, che ritengo le principali.
Sono stati importanti alcuni brevi soggiorni estivi senza genitori in epoca scolastica (scuole Superiori e gruppo parrocchiale). Ho potuto in tali occasioni vincere la paura di andare fuori casa.. Ovviamente andavo in gruppi dove c'erano anche maschi oltre me e quindi mi facevo aiutare da loro per le mie necessità. Solo in seguito, grazie a due viaggi ( il primo solo di un giorno ed il secondo di 5 giorni) , essendo in tali circostanze io solo maschio, ho trovato il modo migliore per farmi aiutare anche da una ragazza. Quindi anche questa "difficoltà" l'ho superata.

Ritengo che siamo tutti "diversi" quindi ognuno ha i suoi tempi, ritmi di vita più consoni a lui. Mi piace una frase detta da una persona paraplegica: "Noi ci sentiamo soli quando non abbiamo niente da fare, ma non ci rendiamo conto che sono pochi i momenti in cui non abbiamo niente da fare".

Un modo per affrontare il problema handicap è quello di aiutare il disabile ad accettare i suoi limiti e a valorizzare le sue capacità. In questo modo il disabile può essere più autonomo soprattutto psicologicamente.
La parola autonomia non dev'essere intesa esclusivamente come autonomia fisica, perchè in questo caso mi azzarderei a dire che nessuno è completamente autonomo, ma ognuno sa dove andare quando ha bisogno. Per fare un esempio, quando si rompe la macchina andiamo dal meccanico. È la stessa cosa per il disabile, con la differenza che nel disabile questo bisogno è più evidente.
Nell'aiutare il disabile il rischio è quello di mettere più energia del necessario, pur con le migliori intenzioni. Non voglio dire che sia una cosa facile, ma forse bisognerebbe riuscire a guardare la propria situazione famigliare senza lasciarsi troppo coinvolgere emotivamente.

Vorrei rendervi partecipi di due mie esperienze fatte vicino a Belluno, dove ho frequentato due corsi di autonomia per persone maggiorenni con handicap fisico e rispettivi accompagnatori.
Il primo corso trattava il tema dell'autonomia personale mentre il secondo si occupava di come i mass media vedono il problema handicap.
A parte gli argomenti molto interessanti su cui si è discusso, mi è piaciuto molto il clima che si è venuto a creare. L'edificio che ci ospitava era totalmente privo di barriere architettoniche, quindi eravamo liberi di muoverci dove volevamo.
E' risultata particolarmente interessante la possibilità di mettere in comune varie esperienze; in tal modo si poteva vedere il proprio problema da un altro punto di vista e magari trovare la soluzione cui non si era ancora pensato.
Mi è piaciuta una frase di mio padre; lui ha detto che durante quella settimana non si avvertiva l'onere dell'aiuto nei confronti dei disabili, grazie alla struttura priva di barriere.
A questo proposito aggiungo che si dovrebbe arrivare a questo livello SEMPRE, ogni giorno. In altre parole dovrebbe diventare il disabile normale, o meglio diversamente dotato come tutti.
Voglio consigliarvi di fare questa esperienza, sia che voi siate disabili sia che siate accompagnatori.
Sarebbe bello, oltre ad abbattere le barriere architettoniche, riuscire ad abbattere anche quelle culturali e psicologiche sia dei così detti normodotati sia dei disabili.